Divagazioni

Intrese - Italiano

Italiano - Intrese

Grammatica intrese

 

 



Divagazioni

Questa raccolta di termini intresi non è frutto della nostalgia di un anziano che vive da molti anni lontano da Verbania; i miei «amarcord» sono in maggioranza tristi o sgradevoli avendo vissuto infanzia e giovinezza in una Italia povera, arretrata, soffocata dalla dittatura fascista. Al tempo dei miei genitori e dei miei nonni vivere era ancora più difficile. Fam, füm e frèc (Fame, fumo e freddo) - usavano dire con autoironia i nostri antenati; erano «i trìi èffe» che sintetizzavano la grama esistenza della maggioranza degli italiani, in quel passato rimpianto dai laudatores temporis acti, nostalgici di un tempo felice mai esistito dove secondo loro tutto era bello, pulito e profumato. A proposito di profumi: ad Intra le fognature furono costruite negli Anni Trenta; anteriormente, le deiezioni venivano raccolte in una tàmpa (pozzo nero) periodicamente vuotato dal Pédar d’la mèrda, che manovrava a mano la pompa della bùnza (carro-cisterna per liquami trainato da un mulo) spandendo intorno odori pestilenziali.          Ricordo le lavandér (lavandaie) inginocchiate sulla brièla di legno (un ibrido tra uno scivolo e un inginocchiatoio), in pieno inverno, le mani paonazze corrose dal gelo e dal sapone fortemente alcalino, lavare la biancheria nelle rogge, con buona pace dei laudatores.  L'alimentazione era scarsa di proteine ed ecco qualche esempio. Il ris e curàda (riso e polmone) era una minestrina economica a base di polmone tritato (adesso non lo diamo neanche al gatto); la rustisciàda un fritto di cipolle; la rüsümàda, uovo sbattuto con zucchero o vino. I friciöo, peraltro gustosi, erano una sorta di hamburger costituiti da un impasto di pochi vanzüsc dal lès (avanzi del bollito) e tante patate. Esisteva anche chi non poteva permettersi nemmeno un piatto di trippa (büsèca) e si consolava chiamando büsèca màta un semplice minestrone di verdura. I dolci comparivano sulla tavola soltanto a Natale; per i bambini degli anni Trenta era una festa quando, disponendo di qualche soldino, potevano acquistare un sacchetto di frégài (briciole, raschiatura dei tavoli dei laboratori di pasticceria) in confezioni da cinque centesimi - di lira, non di euro! - dieci e venti centesimi.    

 

Sono riportati, nei glossari, anche termini e motti crudi e volgari di cui il dialetto intrese, come tutti i dialetti, è particolarmente ricco.

Non ho nessuta pretesa di aver redatto un testo completo e con tutti i termini corretti: ogni aggiunta e/o correzione sarà ovviamente ben accetta.

 

Moltissime  parole del dialetto intrese non presentano difficoltà per gli «stranieri» (pallanzesi compresi) poichè sono termini italiani storpiati.

Alcuni termini  italiani sono storpiati facendoli precedere da una s. Esempi: bucare diventa sbusàa; cuffia, scüffia; cima, scìma (la zona alta di Intra veniva detta Scìma d'Intra); puzza, spüzza; cicala, scigàla; cicogna, scigögna. Ciò può generare equivoci. Così ad esempio, sgunfiàa significa tanto sgonfiare quanto gonfiare; smagiàa significa tanto smacchiare quanto macchiare.

Molte parole, nomi propri compresi, sono semplicemente termini italiani troncati: catrame diventa catràm; divano, divàn;  Ferdinando, Fèrdinànd; martello, martél; tamburo, tambùr, ecc.

Da molte parole italiane sono eliminate le doppie consonanti. Esempi:  bassa diventa bàsa;  cannella, canèla; matta, màta; mamma, màma; manna, màna; Peppa, Pèpa.

Molte parole sono in milanese puro o storpiato. Esempi: ancamò (ancora); bügàda (candeggio); ciciaràa (chiacchierare); disfèsciàa (sbarazzare); sénàvra (manicomio); slèpa (schiaffo); ufelée (pasticciere).

In molti termini la o diventa una u. Esempi: editore diventa éditùr; fiore, fiùr; oculista, uculìsta; odioso, udiùs; odore, udùr; ombra, ùmbra o ùmbrìa; pensione, pensiùn; volpe, vulp. In moltissime parole la u diventa una ü. Esempi: influenza diventa inflüénza; luna, lüna; lusso, lüs; purga,.

Spesso, specialmente nelle parole di genere femminile, la t diventa una d. Esempi: sfilata diventa sfilàda e vetrina vedrìna.


Nomi, cognomi e soprannomi

Termini ingannevoli

Anatomia e patologie

Arti e mestieri

Epiteti e difetti

Animali e vegetali

Espressioni idiomatiche, facezie

Frammenti di filastrocche e canzoncine

Proverbi

Paragoni

Convenevoli più o meno amichevoli

 


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