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Espressioni idiomatiche, facezie

Cnta s la rva e la fva (Raccontare la rapa e la fava) significa riferire un avvenimento nei dettagli.  A vagh mia in gsa parch ’m fa ma ul fm di candl (Non frequento la chiesa perch sono allergico al fumo delle candele). A pdi mia fa ul bia e l'impic (Non posso fare contemporaneamente il boia e l'impiccato) - si lamentava una persona oberata di lavoro. Purta a Nura (Accompagnare a Novara) significava ricoverare qualcuno in manicomio. Va pian barb che l’acqua la scta! (Adagio, barbiere, l'acqua troppo calda!) e Adsi, Bisi (Adagio, Biagio) erano inviti alla calma. Sra, Brnrd! (Chiudi Bernardo, gioco di parole sul nome dell' attrice Sarah Berhardt) - veniva cos apostrofato chi non richiudeva una porta. A pdi mia canta e purta la crus! (Non posso cantare e portare la croce!) - si lamentava chi riceveva pi incarichi contemporaneamente, alludendo alle processioni dove tutti cantavano ad eccezione della persona che sorreggeva un pesante crocifisso. U dv  fa la crusra da Gravlna - si diceva di chi doveva compiere un giro vizioso; prima della costruzione del ponte stradale sul Toce (tra Fondotoce e Feriolo, dove era in servizio ul barcht a remi che trasportava pedoni e ciclisti), per recarsi da Intra a Baveno e oltre si doveva raggiungere la crusra (incrocio) di Gravellona e inserirsi nella statale del Sempione. Lsal in dal so brd  (Lascialo nel suo brodo), con la variante Lasa bi (Lascia bollire), era un invito a non intromettersi nelle faccende di una persona. M' pas la Mort dadr (Dietro di me passata la Morte) - usava dire chi  rabbrividiva senza apparente motivo. L' enigmatica espressione U fa lavura i frbis (Fa lavorare le forbici) era semplicemente un'allusione ad  un possessore di titoli azionari, da cui spesso ritagliava le cedole. Tme ai tmp da Carlo Cdiga (Come ai tempi di Carlo Cotica) una allusione ad un lontano passato. Cul cu ghva smpar rasn i l' an tac s pai pe (Quel tale che aveva sempre ragione l' hanno appeso per i piedi) era un monito alludente al ridicolo motto fascista Mussolini ha sempre ragione. Ti s nas in brca? (Sei nato in barca?) - si apostrofava chi entrava o usciva senza rinchiudere la porta. Quando un bambino desiderava interrompere un gioco gridava  Mia bun tira innz! (Non valido proseguire!). U strsa dr i sciavt (Si muove con difficolt; letter. trascina le ciabatte). Indr da cutra (persona immatura; letter. indietro di cottura). Da pcul l’ burl gi dal cadrgn (Quando era bambino caduto dal seggiolone). Cull l' nas in dal bambs (Quello nato nella bambagia).

Marianna Mossa, una beghina protagonista di vecchie storielle intresi, durante la prima guerra mondiale cos pregava ad alta voce: Un ptravglria par chi pvar suld chi s' tran i bal vn cun l’ltar (Preghiamo per quei poveri soldati che si sparano a vicenda). La Marianna incontr un giorno un barbone ubriaco disteso sul marciapiede: Oh, pvar umt, l’ burl gi? (Poveretto, caduto?). No, sum burl s (Sono caduto in alto). U s fai ma? (Si fatto male?). No, a sum fai bn (Mi sono fatto bene). Gh gni fo 'l sang? (Ha perso sangue?). Gh gni fo la merda. 

I nostri antenati - beati loro - si divertivano con poco, come dimostrano le espressioni seguenti. E dltar? (Altro?) - chiedeva il negoziante. Il cliente rispondeva: Un' nza da cremrtrtar (un'oncia di cremortartaro). Maria, a tucla la cra (Maria, se la tocchi grida).

Lsa barbsa sta la camsa (Luisa pelosa sotto la camicetta). Lisa tubsa la rsta in camsa (Luisa, miope, rimane in camicia). S gh scs? (Che cosa successo?) - chiedeva l'impiccione. Risposta: La  s' rta la cna (tubo di scarico) dal cs. Qualcuno bussava e dall' interno chiedevano: Chi l'? Risposta: Ul barba (zio) Giosu. Psa p ul me papagl (Passer il mio pappagallo) - riferiva il ragazzo al negoziante (p a pagl cio padre a pagare). Parch? - chiedeva un bambino. Parch la gamba l' tacda al p (perch la gamba unita al piede) - rispondevano gli adulti che evidentemente ignoravano i precetti di Maria Montessori.

Chi transitava presso una delle tante osterie del paese poteva ascoltare - urlate dai giocatori di mra (morra) o di carte - scambi di cortesie di fronte alle quali l'odierno linguaggio sboccato dei variet televisivi roba da educande. Ecco qualche esempio: S' cipa! (Scoppia!). Blat (Bllati!) Vngiat! (Ungiti!). Cpat! (Accoppati! - equivalente intrese, pi sintetico, dei romaneschi Ma va a mor ammazzato e Te possino ammazatte). Ti se 'na fcia da c da can da ccia (Sei una faccia di culo di cane da caccia). Ma va a da via 'l c! -  con la variante Ma va a da via i ciap (equivalente al vaffa nazionale). Ma va s la frca! e Ma va a tcat s! (Impiccati!). Malarbt! (Maledetto!). Marscin! (Marcio!). Navscia! (Puzzone! - con allusione al nome del recipiente usato per trasportare liquami). De, ta do 'n patn! (Ehi, ti mollo uno schiaffone!). Ptascin! (Scoreggione!). Piugit! (Pidocchioso!). Sbura da camel! (Sperma di cammello!). Ti se un strunz in p cag par forza (p = piedi). A proposito di volgarit. In un gioco praticato in passato, un gruppo di monelli sbarrava la strada ad un malcapitato ed il capocoro intonava: A cull c’u vgn ads! (A quello che si sta avvicinando). Coro: Taighl in mz! (Tagliateglielo longitudinalmente). Seguiva una pausa e, quando la vittima iniziava a dare segni di nervosismo, il coro riprendeva: No no per carit, lasghl tac! (Lasciateglielo al suo posto).

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